Contus de Memoria Decimoputzu

Progetto finanziato tramite la L.R. n. 26 del 1997

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Giovinezza

Nel corso della giovinezza il tempo da dedicare al gioco si riduceva ulteriormente: non solo l’attività lavorativa diventava sempre più impegnativa, ma per gran parte dei giovani iniziava anche la ricerca della persona con cui costruire una famiglia propria. I momenti di svago diventavano pertanto un’occasione importante per fare nuovi incontri o stare insieme alla ragazza o al ragazzo per i quali si nutriva una certa simpatia.
Durante le rare opportunità nelle quali erano esentati dal lavoro i giovani, ragazzi e ragazze indifferentemente, si riunivano, in genere in piazza Sa Cabadroxa o in via Grande, per trascorrere qualche ora spensierata in compagnia dei propri amici, praticando svariati giochi tra cui cavalieri in porta, pesuncheddu, pitzu e costedda, durante i quali ci si divertiva ad infliggere le penitenze più fantasiose agli sconfitti, tra le risate generali degli altri partecipanti.
Ragazze e ragazzi potevano incontrarsi anche la domenica mattina, quando ci si recava in chiesa ad assistere alla funzione religiosa. Seduti gli uni di fronte alle altre, attraverso un silenzioso gioco di sguardi, si manifestavano reciprocamente il proprio interesse: «In chiesa gli uomini si sedevano da una parte e le donne dall’altra. Invece di ascoltare il sacerdote, si guardavano a vicenda!». Per stabilire un contatto lui faceva l’occhiolino alla giovane prescelta; se lei rispondeva, alla fine della messa il pretendente la seguiva per poterle parlare.
Anche il cinema, presente nel paese dai primi anni Cinquanta, costituiva un’importante opportunità di incontro. Durante l’attesa per la proiezione dei film, i giovani potevano scambiare qualche parola e approfondire la reciproca conoscenza.
Una situazione particolarmente gradita per stringere amicizia era quella dei balli, organizzati non di rado in logu de domu, nelle abitazioni private, dove si riunivano più famiglie a condividere la serata e tutti, bambini, giovani e adulti, si divertivano al suono delle launeddas e della fisarmonica: «Organizzavamo un gruppo formato da alcune famiglie per i balli della sera o in occasione del Carnevale. Suonavano le launeddas e la fisarmonica, dapprima erano solo balli sardi e in seguito anche quelli lisci; allora tutti, uomini e donne, cantavano a trallallera». I giovani potevano ballare insieme, sempre seguiti dall’occhio vigile di qualche familiare che, soprattutto nei confronti delle ragazze, esercitava un controllo continuo per evitare che potessero assumere comportamenti inadeguati che ne avrebbero danneggiato la reputazione.

1 Primi anni Cinquanta. Giovane disteso su un prato.
2 Ragazza in posa nel cortile di casa.
3 Primi anni Trenta. Ragazze in posa.
4 Primi anni Trenta. Giovane donna con abiti eleganti; si nota la borsetta, in quel periodo poco diffusa.
5 Ragazze in posa.
6 Due fratelli nel cortile di casa. Sullo sfondo si nota il campanile della chiesa parrocchiale.
7 Seconda metà degli anni Cinquanta. Giovani in via Villaspeciosa, in occasione dell’inaugurazione del distributore di carburante di Costantino Fois.
8 Seconda metà degli anni Cinquanta. Giovani all’inaugurazione del distributore di carburante di Costantino Fois.
9 Anni Sessanta. Giovani durante i balli organizzati in un’abitazione privata.
10 1946. Giovani si divertono a suonare nel cortile di un’abitazione privata.
11 Metà anni Cinquanta. Bambini e giovani appartenenti al gruppo di canto con don Zucca.


 9876543211101