Contus de Memoria Decimoputzu

Progetto finanziato tramite la L.R. n. 26 del 1997

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

Infanzia

L’infanzia, lungi dall’essere un periodo di spensieratezza da dedicare unicamente allo studio e al gioco, rappresentava per i più l’inizio di un’attività lavorativa. Solo pochi fortunati potevano frequentare la scuola la mattina, per poi svolgere qualche mansione una volta rientrati a casa; altri, invece, erano costretti a dedicarsi a tempo pieno all’attività lavorativa. Infatti, già all’età di sei o sette anni, ai bambini si chiedeva di dare il proprio contributo al sostentamento familiare: a loro spettava accudire gli animali da cortile, aiutare la madre durante la preparazione del pane o ancora seguire il padre nei lavori dei campi o nell’allevamento del bestiame. Capitava, tuttavia, che i bambini fossero costretti a lavorare alle dipendenze di altri, come aiutanti nel pascolo di pecore, buoi e maiali. Is pastoreddus, boinarxeddus o procaxeddus svolgevano un lavoro duro, ricevendo spesso in cambio maltrattamenti e ingiustizie: «A sei o sette anni, invece di andare a scuola, lavoravo portando al pascolo i maiali. Sei o sette anni sono davvero pochi! Capitava, soprattutto in primavera, che mi addormentassi in campagna. Per svegliarmi mi davano una bastonata o un calcio sui fianchi e guai se mi azzardavo a piangere! Mi avrebbero picchiato ancora di più e dovevo comunque continuare a pascolare i maiali». In questi casi, generalmente, i bimbi erano acodraus, ossia ricevevano vitto e alloggio presso la casa de su meri. Il compenso in denaro era irrisorio, ma almeno potevano contare su un pasto caldo ogni giorno e non gravavano sulle spalle dei propri genitori, che non di rado faticavano a garantire un piatto di minestra per tutti: «Mi avevano mandato a lavorare come pastorello, abitavo nella casa dei padroni per un anno intero. Almeno il piatto della cena era assicurato tutti i giorni: c’era sempre una minestra di legumi, ceci, fave e cicerchie; la paga era una miseria, per un anno di lavoro avevo percepito diecimila lire e un pezzo di pane».
Le bambine generalmente erano mandate a fai is serbidoreddas, a lavorare al servizio delle famiglie più abbienti dove, spesso ricevendo solo un pasto caldo e qualche tozzo di pane, attendevano alla cura della casa, alla preparazione del pane e al bucato.
I bambini, tuttavia, riuscivano sempre a trovare il modo e il tempo per giocare, da soli o con gli amichetti del vicinato o, addirittura, con altri bambini incontrati in campagna che, come loro, stavano portando al pascolo il bestiame: «C'era chi portava al pascolo le pecore, chi i maiali, chi i buoi. Ci riunivamo in due o in tre e giocavamo come potevamo. Ci inventavamo sempre qualcosa; ad esempio, giocavamo a sfidarci con il lancio delle pietre; piantavamo un bastone nel terreno e gareggiavamo a chi riusciva a colpirlo». Un altro gioco praticato in campagna era quello del calcio: «Avevamo le dita dei piedi sempre graffiate! Fabbricavamo noi i palloni, riempivamo qualche calza vecchia con dell’erba e quella era la palla per giocare in campagna». Particolarmente apprezzati erano pesuncheddu, mama cua, sarta funi e bicus, pincaro, nascondino, il salto della corda e il lancio in aria delle pietre, giochi da fare in strada, cui partecipavano indifferentemente bambini e bambine insieme.
Tipico gioco femminile era invece quello cun is bambulleddas de tzàpulu, bambole costruite con stoffa e stracci, o andare a fare la spesa a sa buteghedda, al negozio di alimentari. Una volta scelta la casa dove si sarebbe svolto il gioco, le piccole, fingendosi massaie, immaginavano di recarsi a fare la spesa nelle botteghe del paese: scambiavano così le pietre, divenute denaro sonante, con fango raccolto in strada, trasformatosi per l’occasione in una prelibata conserva, o qualche etto di sottili bastoncini di legno, usati come spaghetti. Molto ambito era il ruolo della negoziante, che in genere spettava alla padrona di casa.
Intorno agli inizi degli anni Cinquanta, un momento molto atteso da tutti i bambini era l’arrivo della stagione estiva, quando don Zucca organizzava il campeggio presso la località di San Basilio. Prima però si doveva partecipare ad un periodo di ritiro in parrocchia e alle elezioni del Ministro degli Interni, del Ministro degli Esteri, del Ministro dei Trasporti e del Presidente del Consiglio, rappresentanti di quella che diveniva a tutti gli effetti una vera e propria comunità, denominata città G.R.E.S.T. Lo scopo del ritiro e del campeggio era preparare i bambini alla vita di comunità, all’accettazione e condivisione di regole e ruoli. Il campeggio durava quindici giorni, periodo durante il quale la chiesa fungeva da dormitorio, refettorio e aula di studio. Le attività svolte erano le più varie: si facevano lunghe passeggiate in campagna e spesso si raggiungevano i paesi vicini come Siliqua e Vallermosa, dove più volte furono organizzate le partite di calcio tra i bambini dei diversi paesi; parte del tempo era poi riservata al disegno e allo studio, presentato sempre sotto una veste ludica. La sera, tutti i fanciulli si preparavano per la notte coricandosi sopra sa stoja, il tappetino che ognuno portava da casa, mentre il sacerdote leggeva loro delle storie lunghissime che trovavano una conclusione solo dopo aver constatato che tutti i bambini ormai dormivano.

1 Primi anni Sessanta. Bimba gioca con la palla nel cortile di casa.
2 Primi anni Sessanta. Bimbi giocano nel cortile di casa.
3 Primi anni Trenta. Tre fratellini in posa.
4 Anni Cinquanta. Gruppo di bimbi che abitavano nello stesso vicinato.
5 Primi anni Cinquanta. Gare sportive durante il campeggio estivo nella località San Basilio.
6 Primi anni Cinquanta. Campeggio estivo con don Zucca. Bambini e sacerdoti accanto al muro della chiesa di san Basilio.
7 Primi anni Cinquanta. Campeggio estivo con don Zucca. Escursione al fiume Cixerri.
8 Primi anni Cinquanta. Campeggio estivo organizzato da don Zucca presso la località San Basilio.
9 Primi anni Venti. Pluriclasse femminile con la maestra Maria Statzu.
10 1923. Alunni di una pluriclasse con il maestro Attilio Basciu.
11 Primi anni Cinquanta. Prime comunioni.
12 Primi anni Cinquanta. Prime comunioni con dott. Cherchi nei locali della scuola materna e.s.m.a.s.
13 Fanciullo sopra il carretto.
14 Giovani nel loggiato di casa impegnate nella pulitura del grano.
15 Fine anni Venti. Giovane donna con bimbi sul carretto, principale mezzo di trasporto del tempo per merci e persone.

987654321514131211101