Contus de Memoria Decimoputzu

Progetto finanziato tramite la L.R. n. 26 del 1997

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Il Natale

Il Natale, particolarmente sentito dalla popolazione del paese, è sempre stato vissuto in una dimensione strettamente familiare: «Il Natale era festeggiato diversamente, con maggiore fratellanza e onestà di oggi, c’era più rispetto. Si festeggiava tra parenti, familiari e amici». Il presepe, composto unicamente dalla Sacra Famiglia, dapprima veniva allestito unicamente nell’altare della chiesa parrocchiale e solo intorno alla metà degli anni Quaranta si diffuse l’usanza di realizzarlo nelle singole abitazioni.
Momento particolarmente atteso da grandi e piccini, cui quasi nessuno rinunciava, era la messa della vigilia, al termine della quale il sacerdote consentiva ai fedeli di baciare il Gesù Bambino. Questa ritualità si ripeteva per tutte le funzioni religiose del periodo natalizio.
In questi giorni di festa le famiglie si riunivano per consumare i pasti e trascorrere insieme ore liete. Particolarmente importanti erano la cena della vigilia, molto più semplice e povera di oggi, e il pranzo di Natale: «La vigilia si mangiava il baccalà e chi aveva frattaglie di agnello le cucinava; per il pranzo chi poteva cucinava un agnello altrimenti una gallina ripiena». Al termine dei pasti ci si intratteneva ancora per chiacchierare e praticare diversi giochi, tutti molto semplici, come il cercare di indovinare quante mandorle si nascondevano in una mano.
Contrariamente a quanto avviene oggi, in passato non vi era l’usanza di ricevere i regali in occasione del Natale; tanto attesa dai piccini era invece la Befana che avrebbe potuto portar loro qualche piccolo dono. I bambini sistemavano una scarpa accanto al letto prima di andare a dormire, per poi ritrovarla la mattina successiva con qualche mandorla, castagna o nocciola: «La festa dell’Epifania era molto sentita dai ragazzini. A casa nostra i regali erano pochi, quando mettevamo la scarpa ricevevamo qualche castagna e alcune nocciole». La gioia del dono ricevuto spesso durava poco, perché subito dopo i genitori ritiravano la frutta secca per metterla a tavola e consumarla alla fine del pranzo.